parto difficile

Le conseguenze di un parto difficile possono durare poche ore o tutta la vita

L’arrivo di un figlio è un evento bellissimo, pieno di gioia ed emozioni per la nuova famiglia che si viene a creare. In Italia nascono circa 500.000 bambini all’anno. Essendo però il parto un processo complicato, è inevitabile che si possano verificare complicazioni. Sentiamo spesso parlare di parti “difficili”, a volte veri e propri incubi: nella stragrande maggioranza dei casi, alla fine, tutto va bene ed il problema si risolve senza conseguenze negative; purtroppo però, non è sempre così’.  

Quali sono i danni più comuni?

Il parto, per la sua natura, è molto stressante sia per la donna che per il nascituro, e a volte traumatico, portando con se problematiche che si possono risolvere in pochi giorni, ma che possono anche consistere in danni molto gravi, che addirittura creano disabilità fisica o cerebrale per il neonato. Oggi si stima che, di parti traumatici ce ne siano tra i 1000 e i 3500 all’anno in Italia. I danni fisici più comuni riportati dal bambino sono:

  • Fratture
  • Lussazione  
  • Paralisi facciale e del plesso brachiale  
  • Ematomi  
  • Tumefazione

Le cause che determinano tali danni sono altrettanto varie, ed includono:

  • la dimensione del neonato
  • la posizione del bambino
  • la forma e la dimensione della pelvi della mamma
  • la salute, la statura ed il peso della madre
  • errori medici

La buona notizia è che, ci sono stati grandi progressi nell’ostetricia e nella ginecologia, e questo è avvenuto anche a seguito dell’emanazione di linee guida e di protocolli molto efficaci a cui i medici ed i sanitari devono obbligatoriamente allinearsi.  Attraverso tali regole dell’ars medica, possono essere identificati fattori di rischio già in un periodo prenatale, il che permette di diagnosticare e trattare poi eventuali problematiche.

Una distocia di spalla

La distocia di spalla, si verifica quando, la spalla del bambino rimane bloccata all’interno del bacino della mamma dopo la fuoriuscita della testa.

Le linee guida individuano i fattori di rischio (clicca qui per i fattori di rischio) , che devono essere necessariamente rilevati dal medico durante la gravidanza per prevenire danni come una Paralisi Ostetrica . La paralisi ostetrica di plesso brachiale è in particolare, una patologia neonatale conseguente a traumi, riportati dal bambino  durante l’espletamento del parto, che causano stiramento o rottura delle radici che formano il plesso brachiale. Da tale plesso partono i nervi per i muscoli e per la sensibilità dell’arto superiore. Questi nervi possono essere compressi, tesi o strappati dal midollo spinale, e la gravità di questo danno è determinata dalla mancata osservanza del protocollo e delle linee guida e/o dalle errate decisioni prese dall’ostetrica e/o dal ginecologo durante il parto.

Linee guida, protocollo, e fattori di rischio

Le linee guida costituiscono invece, l’insieme delle raccomandazioni di comportamento clinico-assistenziale, volte ad assistere gli operatori nel prendere decisioni sulle modalità di assistenza più appropriate ed efficaci, al fine di raggiungere gli obiettivi in una specifica situazione clinica.

Il protocollo è uno strumento rigido, prescrittivo e vincolante che indica i comportamenti ritenuti ottimali per una determinata situazione clinica.

Le linee guida sono molto chiare e si basano su di una prevenzione primaria, e su una secondaria.

  • La prevenzione primaria, cioè quella che viene prima del parto, identifica e tratta condizioni che possono favorire un parto distocico, come per esempio, le dimensioni sopra la norma del bambino, l’obesità o la bassa statura della madre, un travaglio difficile, o altre fattori di rischio.
  • La prevenzione secondaria, riguarda il momento del parto, dove, se si è in presenza di una distocia di spalle, il protocollo richiede l’intervento di un ginecologo, e non della sola ostetrica. Se la spalla del bimbo è incastrata, il medico dovrebbe effettuare delle manovre ostetriche determinate, nel minor tempo possibile. Nello stesso momento dovrebbe valutare se ci sono altri fattori di rischio che possono peggiorare la situazione, per esempio il ritardo della dilatazione della bocca uterina. Un’altra valutazione è la necessità o meno dell’esecuzione di un parto cesareo.

Queste prevenzioni hanno lo scopo di evitare danni sia alla madre che al bambino, in particolare, esse mirano ad evitare di creare a quest’ultimo, una paralisi ostetrica del plesso brachiale. Nella maggioranza dei casi, i fattori di rischio identificati sono sufficienti affinché i medici possano trattare tempestivamente ed efficacemente la condizione per evitare i danni, ma, le disattenzioni da parte del personale medico, al momento del parto, possono peggiorare eventuali problematiche già presenti.

Le conseguenze

A distanza di tempo, i genitori possono trovarsi ad affrontare una terapia riabilitativa continua, per danni, come lacerazione di un nervo, che necessitano di esercizi mirati e che devono essere gestiti e controllati da un fisioterapista esperto. Questo comporta delle cure costose, e se il danno è stato causato da un errore medico, allora è giusto che i propri diritti siano tutelati attraverso la possibilità di chiedere un risarcimento danni per un trauma da parto.

Che cosa posso fare?

Se il tuo bambino ha subito un danno, un avvocato che conosce la materia e con esperienza nelle cause di paralisi ostetrica, può aiutarti a capire quali sono i tuoi diritti e come procedere per richiedere il risarcimento. Lo Studio Legale Antonini, da oltre 30 anni, segue questo tipo di cause ed è pronto ad aiutare te e la tua famiglia ad affrontare questo momento molto difficile.

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