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Curare una Paralisi Ostetrica con il metodo Vojta

Quando un bambino nasce con una paralisi ostetrica, oltre all’angoscia, nei genitori sorgono mille domande quali: “è un danno permanente?”, “si può curare?”, “a cosa vado incontro?”, “è stata una disgrazia o è un caso di malasanità?”.  Le risposte sono altrettanto varie, ma nella stragrande maggioranza dei casi la risposta inizia con: “dipende”. L’entità di una lesione e l’evoluzione di una paralisi, nei primi mesi di vita del bambino, può variare molto. Le cause possono essere svariate, e in base alle entità del danno, le terapie sono differenti.

La fisioterapia è spesso la prima cura.

Qualunque sia l’infermità del neonato, è importantissimo che questo vada seguito da medici specializzati. Le loro decisioni saranno basate sull’entità del danno e la sua evoluzione. La maggioranza delle lesioni sono lievi ed in parte sono recuperabili. In tali circostanze, il trattamento di fisioterapia del piccolo può iniziare sin dai primi 15 giorni di vita. Si eseguono esercizi per la ripresa neuromuscolare e conseguentemente questi vengono insegnati anche ai genitori. Esistono vari tipi di fisioterapia e il metodo denominato Vojta risulta molto efficace per trattare una paralisi ostetrica.

Che cos’è il metodo Vojta?

Il metodo Vojta prende il nome dal Dott. Vojta (1917-2000), neurologo e neuropsichiatra infantile. Vojta vide che nei bambini con paralisi infantili, si poteva evitare la strutturazione di uno schema motorio alterato (il cervello si abitua a eseguire movimenti indesiderati), attraverso la stimolazione manuale precoce e ripetuta di determinate zone corporee.

Come funziona la terapia Vojta?

Attraverso una terapia mirata, possono essere resi parzialmente accessibili alcuni schemi motori elementari, nei pazienti con il sistema nervoso centrale e/o l’apparato di locomozione riflessa compromesso. Queste zone vengono attivate per via “riflessa”, cioè attraverso un’attivazione esterna manuale, e non mediante controllo neuronale. Viene esercitata una pressione manuale mirata, su determinate zone del corpo del bambino, che di conseguenza produce un riflesso involontario. La ripetuta simulazione di tali movimenti, di riflesso, crea una sorta di “nuova strada” all’interno delle reti nervose che attualmente sono bloccate, creando una replicazione del movimento. Tramite la ripetizione regolare dei movimenti, il cervello li memorizza e così evita di generare compensazioni.

Il movimento riflesso viene attivato attraverso tre posizioni principali; prona, supina e decubito laterale. I punti di attivazioni sono localizzati sul tronco e sugli arti superiori ed inferiori.

Tramite una combinazione di queste zone e un’alternanza di pressione e trazione, si attivano i modelli di movimento: rotolamento riflesso e strisciamento riflesso.

Lo strisciamento riflesso

Lo strisciamento riflesso include principi fondamentali della locomozione umana:

  • determinato controllo della postura
  • un raddrizzamento del corpo contro la forza di gravità
  • determinati movimenti ciclici di braccia e gambe

Il rotolamento riflesso

Il rotolamento riflesso inizia dalla posizione supina e finisce con il gattonamento. Nello sviluppo del neonato sano, questi modelli, in parte, si manifestano naturalmente intorno al sesto mese di vita. E’ possibile comunque attivare questi schemi motori già nel neonato mediante il metodo Vojta.

La terapia Vojta riesce ad attivare degli schemi parziali nel sistema nervoso centrale, in una maniera che lo stato attivo perduri oltre la terapia e i movimenti spontanei del bambino siano positivamente influenzati. La postura del corpo migliora e con tempo il piccolo acquisisce una maggiore sicurezza emotiva che gli permette di affrontare il mondo con fiducia. Certo, ogni caso è diverso ed è il terapista specializzato a sviluppare il programma individuale e il monitoraggio e stabilire gli obiettivi terapeutici, in accordo con i genitori.

Cosa fanno i genitori?

I genitori svolgono un ruolo fondamentale nella terapia Vojta. Il fisioterapista insegna ai genitori i movimenti esatti da eseguire, così che possano continuare da casa la terapia del piccolo. Questo perché il trattamento va ripetuto anche 4 volte al giorno, in sedute che durano dai 5 ai 20 minuti, affinché possa essere quindi assicurata la necessaria intensità del trattamento.

I risultati migliori

Si raggiungono i risultati migliori quando nel piccolo paziente non si sono ancora sviluppate e fissate le cosiddette compensazioni motorie. Per questo motivo, se un bambino nasce affetto da una paralisi ostetrica, qualunque sia il grado della lesione, va seguito da un medico specializzato, che può immediatamente determinare un eventuale percorso di fisioterapia.

Se il tuo bambino ha subìto un danno, sarebbe consigliabile consultare un avvocato con una notevole esperienza in cause di paralisi ostetrica. Lo studio Antonini segue questo tipo di cause da oltre 30 anni, ed è pronto ad aiutarti in questo momento difficile.

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